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FAQ Bisfenolo
il Bisfenolo

Che cos’è il bisfenolo A (BPA)?

Il bisfenolo A (o BPA) è una sostanza chimica impiegata nella produzione di plastica in policarbonato e resine epossidiche. La plastica in policarbonato è utilizzata per tantissimi prodotti e contenitori di alimenti (inclusi biberon, attrezzature mediche e dentistiche, protesi dentali, ecc). Le resine epossidiche sono impiegate da oltre 50 anni per la produzione di vernici considerate storicamente adatte al contatto con prodotti alimentari.

Perché se ne parla qui?

Periodicamente il tema BPA torna alla ribalta. Attualmente è in corso un acceso dibattito su questo tema ma ancora la comunità scientifica non ha espresso una posizione ufficiale. Ci sono sospetti che, in concentrazioni elevate, possa nuocere alla salute umana.

Nel gennaio del 2010 la FDA ha pubblicato un documento intitolato “Aggiornamento sul Bisfenolo A utilizzato in applicazioni per contatto alimentare”, che è quanto di più aggiornato conosciamo in materia. Citiamo il documento: “LA FDA riconosce che non vi sono certezze rispetto all’interpretazione generale di questi studi e alle possibili implicazioni ed effetti sulla salute umana derivanti dall’esposizione a BPA. Tali incertezze riguardano temi come le modalità di esposizione, l’assenza di coerenza tra misurazioni e risultati di studi diversi, la rilevanza di alcuni modelli animali per la salute umana, differenze nel metabolismo (e disintossicazione) dal BPA e risposte al BPA in diverse età e specie, e scarsità di informazioni sulle dosi in alcuni studi.”

La FDA sta commissionando ulteriori studi ad agenzie specializzate per rispondere ai dubbi da parte dell’opinione pubblica, per supportare il passaggio ad una regolamentazione più solida in materi e per poter rispondere rapidamente e se necessario proteggere i consumatori.

Qual è la posizione di Weilburger Coatings riguardo al bisfenolo?

Weilburger Coatings si attiene rigorosamente alle norme nazionali e internazionali in materia e al regolamento FDA e EFSA. Rimane in attesa degli esiti di ulteriori studi e approfondimenti.

BPA è utilizzato da oltre 50 anni. Solo negli Stati Uniti si stima che il consumo di BPA per la produzione di materiali per il contatto alimentare sia intorno alle 45.000 tonnellate annue. Questa è già di per sé una base statistica importante di cui non possiamo non tener conto: non esiste ancora nessuna prova dei potenziali effetti negativi sulla salute umana.

Esistono vernici epossidiche prive di Bisfenolo A?

Riguardo alla possibilità di produrre rivestimenti e vernici epossifenoliche per interno di packaging in alluminio prive di BPA, queste sono in teoria possibili. Tuttavia ad oggi nessun produttore è arrivato a fornire una soluzione industriale affidabile, e questo per una serie di motivi. Le vernici epossifenoliche sono note per avere uno fra i più ampi spettri di resistenza chimica sia ai prodotti a reazione acida che a quelli alcalini come anche ai prodotti contenenti solventi organici.

In effetti esistono vernici a base di poliestere, combinate con indurenti fenolici privi di BPA ma hanno delle possibilità di utilizzo molto limitate.

Inoltre tali vernici mostrano caratteristiche di resistenza chimica piu modeste e quindi potenzialmente più soggette a rilasciare sostanze monomeriche e oligomeriche. Ciò aumenta la preoccupazione relativa ai limiti globali di migrazione delle sostanze che non sono il bisfenolo A di cui non conosciamo gli effetti sul corpo umano, in quanto non sono ancora stati studiati.

Inoltre molti produttori di packaging non sono in grado di gestire processi di produzione differenziati a seconda della composizione chimica dei diversi prodotti che il packaging dovrà contenere e quindi delle interazioni specifiche fra i materiali di riempimento e il packaging stesso e necessariamente devono utilizzare prodotti di validità universale, ben noti e testati.

Un’altra soluzione al problema teoricamente praticabile è quella che si avvale di un cosiddetto processo di purificazione del polimero. In questo caso le vernici sarebbero ottenute con polimeri di natura epossidica e fenolica nei quali il contenuto di BPA viene portato a valori prossimi allo zero attraverso fasi di lavorazione che prevedono processi di estrazione della sostanza. Tale processo è però estremamente costoso quindi il costo della materia prima sarebbe fino a cinque volte superiore a quello attuale. Sarebbe quindi impossibile competere con i prodotti epossidici standard.